“Condizionamenti”
Pastelli Tinta unita 4.0 su carta Fabriano B4
Rifacendomi all’articolo del mese di aprile 2026:
“Prendersi cura della propria vita ovvero: “Yo no soy marinero, soy el capitan”
Fuori di metafora: io non ho solo funzioni finalizzate a far andare questo vascello (la vita) ma ne sono il capitano, la proteggo dall’invasione dei pirati (energia bloccata che mi immobilizza) e la conduco dove ritengo sia la mia meta (missione).
Ho sentito la necessità di scrivere questo testo per esplorare nello specifico i blocchi che impediscono alla persona di tutelare e salvaguardare la propria esistenza, partendo dal secondo citato.
- Aspettative personali o esterne
Per aspettative esterne si intendono quelle richieste espresse o implicite a cui la persona si sente soggetta.
Il blocco rappresentato da queste aspettative (famigliari, relazionali, lavorative ecc.) spesso è severo e contrasta il raggiungimento della propria realizzazione personale, ovvero di quello stato di coerenza che ci mette finalmente in totale contatto con la nostra missione di vita e quindi in connessione con l‘Essenza, donandoci la piena consapevolezza di avere acquisito la condizione per la quale ci siamo incarnati ed abbiamo assunto questo corpo e questa identità.
Le aspettative, alle quali mi riferisco, che bloccano la nostra energia si manifestano in vari ambiti. Culturale, famigliare, scolastico, lavorativo, relazionale, religioso. Il campo, come si può vedere, è molto ampio e riguarda diversi aspetti della nostra vita, è collegato strettamente al tipo di società ed educazione in cui siamo immersi.
La bella notizia è che grazie all’utilizzo di Logosintesi®, una volta individuate e opportunamente trattate le aspettative che influenzano e bloccano energia, questa viene liberata e torna in flusso, consentendo alla persona una libertà di scelta ed azione, prima inaccessibile, indirizzata alla cura della propria vita.
Entriamo ora nell’esplorazione particolareggiata del campo delle aspettative e di come queste si formano, restano presenti come una zavorra estremamente pesante nella vita della persona.
Un’aspettativa diviene portatrice di energia bloccata quando contrasta e confligge apertamente con la nostra missione di vita.
Per esempio, a livello famigliare, l’adolescente può sentirsi spinto verso una direzione culturale e formativa rispondente alle esigenze della famiglia.
Per fare un esempio chiarificatore, il ragazzo potrebbe essere portato alle arti, alla musica o alla recitazione. Se i genitori o le figure di riferimento hanno altri parametri, fondati sulla loro esperienza personale e sugli anni in cui loro stessi si sono formati sotto l’egida dei loro genitori, potrebbero contrastare direttamente questi sogni di realizzazione personale in modo diretto e “tranchant” oppure utilizzando quell’ironia sminuente che tanto colpisce e fa danno agli individui in formazione.
Il ragazzo viene così in contatto diretto con l’aspettativa genitoriale, espressa direttamente o attraverso la critica falsamente scherzosa, o addirittura taciuta ma lasciata comunque trapelare dalla comunicazione “non verbale”.
I genitori, da parte loro, spesso agiscono in questo modo senza la consapevolezza della portata traumatica della loro azione, il loro intento è quello di dare un indirizzo “sicuro” ai ragazzi.
Un altro esempio: i genitori hanno un’azienda o un esercizio commerciale e il ragazzo/a è spinto a indirizzare i propri studi verso una facoltà che gli consenta di perfezionare ed ampliare l’attività famigliare già in essere.
Oppure, per contro, il figlio viene stimolato a lasciare gli studi, appena ultimata la fase obbligatoria, per prestare la propria opera nell’impresa di famiglia.
A volte accade che la persona sia naturalmente interessata e orientata verso questo obiettivo, sentendolo confacente alla propria indole. In questo caso le aspettative altrui non bloccano energia, sono un appoggio e uno stimolo per completare quanto si desidera conseguire.
In altre occasioni invece, purtroppo, così non è, e la persona deve combattere con l’aspettativa altrui e il suo desiderio di fare altro. Paura di deludere, di rompere i rapporti, di essere giudicato ed ostracizzato… sono tutti effetti collaterali molto dolorosi di questo stato di fatto.
L’aspettativa del genitore entra nel nostro spazio personale e blocca l’energia disponibile per trovare la missione per la quale siamo nel mondo.
In certi casi la persona si ribella a queste richieste, espresse verbalmente o solo lasciate intendere, ed assume atteggiamenti e decisioni estreme per sottrarsi a questa pressione.
Anche in questo caso, agire e scegliere sotto la spinta di una reazione attivata da un moto di ribellione, non porta buoni risultati, e resta un vissuto doloroso e non elaborato.
L’effetto di un’aspettativa espressa formalmente ed una invece sottintesa è ugualmente condizionante se la persona che ne è oggetto tende a conformarsi, per indole, per evitamento dello stato di conflitto, per l’educazione ricevuta.
Nel suo campo personale c’è il timore di essere giudicato negativamente, di perdere l’appoggio dell’ambito in cui si trova.
Tutta questa energia bloccata porta a reazioni infiltrate da paura di sbagliare, ansia ed insicurezza. È una situazione davvero difficile in cui vivere, ha a che vedere direttamente con la costruzione della propria autostima.
Il forte condizionamento dell’aspettativa esterna implica che, a volte, la persona non riesce e non si concede di esplorare e comprendere quale sia davvero la SUA direzione di vita.
Un tempo, agli inizi del secolo scorso, nelle famiglie abbienti, c’era l’aspettativa legata alle figlie femmine. Se non si maritavano erano spesse soggette ad entrare in convento e a prendere i voti.
Certe scuole erano riservate ai maschi, le femmine erano destinate ad imparare le arti culinarie e casalinghe.
Attualmente la nostra società è cambiata, queste direttive non sono più presenti.
Le aspettative hanno cambiato forma e sostanza ma ci sono ancora, travestite da condizionamenti legati all’aspetto, allo status e a tutti quegli “oggetti” che fanno la differenza e qualificano una persona rispetto all’altra.
Le aspettative non sempre arrivano dall’esterno, ovvero da persone che fanno parte del nostro entourage, ma diventano proprie convinzioni.
Per fare un esempio:
“Io non farò la vita e le scelte di mio fratello/sorella, madre/padre io mi realizzerò nel campo del…”
“Non so bene cosa fare ma voglio fare la differenza e proverò in ogni direzione con l’intento di raggiungere presto il successo. Devo farcela”
È evidente che anche in questo caso la pulsione di realizzarsi non è sostenuta da un’organizzazione e una valutazione obiettiva della direzione da prendere ed espone a rischi di fallimento.
E a questo proposito intervengono anche i 5 Drivers che lo psicologo americano, il Dott. Taibi Kahler, descrisse nel 1975.
Si tratta di energia bloccata in aspettative personali e/o indotte dall’esterno che come dice la parola Driver, guidano le nostre scelte e la nostra vita in generale.
Li elenco qui di seguito, ma la mia intenzione è quella di esaminarli uno per volta in futuro.
- “Please Others” che si può tradurre con “Accontentare e piacere agli altri”. Devi essere piacevole, morbido, mai oppositivo e fondare le tue scelte ed azioni sull’intento di essere approvato dagli altri. Devi condurre la tua vita secondo quanto gli altri si aspettano che tu sia.
- “Be Strong” ovvero “Essere forte”. Non chiedere aiuto e mostra determinazione e forza, sempre, qualsiasi avversità tu debba affrontare.
- “Hurry Up” ovvero “Sbrigarsi, fare presto, in fretta!” Non perderti nell’essere, fai, produci e fallo in fretta!
- “Try Hard” ovvero “Impegnarsi al massimo!” Metti tutta la costanza e l’impegno per raggiungere il massimo, rinnova la tua determinazione senza mollare mai.
- “Be Perfect” ovvero “Essere perfetto” La performance deve essere perfetta, non è accettabile un risultato che non sia la perfezione.
Le aspettative, personali o derivanti dal mondo esterno, restano strutture di energia bloccata che, opportunamente trattate con Logosintesi® perdono la loro capacità condizionante e liberano la persona da tutte quelle inutili pastoie che impedivano la rivelazione e il successivo raggiungimento della propria missione di vita.



