“Frida”
Pietra di fiume dipinta ad acrilico su cristallo trasparente inciso e dipinto.

Rifacendomi all’articolo del mese di aprile 2026:

“Prendersi cura della propria vita ovvero: “Yo no soy marinero, soy el capitan”

Fuori di metafora: io non ho solo funzioni finalizzate a far andare questo vascello (la vita) ma ne sono il capitano, la proteggo dall’invasione dei pirati (energia bloccata che mi immobilizza) e la conduco dove ritengo sia la mia meta (missione).

Ad integrazione dell’articolo del mese di aprile, vado oggi ad esplorare il quarto gruppo di tematiche che rappresentano, a tutti gli effetti, un importante ostacolo all’espressione della libertà personale, della tutela e salvaguardia della propria missione di vita.

  • Auto giudizio svalutante

Esperienze di giudizio pesante e sminuente, violenza fisica e verbale da parte di persone di riferimento, ritenute presenze fondamentali, bloccano energia in convinzioni che si manifestano poi in maniera automatica quando si tratta di prendere decisioni importanti e di cambiamento per la propria vita.

I vissuti non elaborati in cui si subisce il giudizio sminuente, avvenuti in famiglia o in comunità come la scuola, il collegio, il gruppo scout o la compagnia di riferimento, rappresentano eventi più importanti per la libertà della persona di quello che si possa pensare.

Soprattutto se chi le subisce è fragile ed emotivo, se non ha maturato sufficiente sicurezza di Sé, queste “etichette” svalidanti, bloccano energia e si attaccano alla persona che ne è oggetto, arrivando, nei casi più seri, ad essere assunte come proprie caratteristiche.

Lo scherzo goliardico che per un ragazzo/a dotato di maggiore autostima e sicurezza non rappresenta un problema, per altri invece arriva ad essere molto destrutturante, rimanendo attivo come esperienza non metabolizzata.

Vivere l’evento con sofferenza, senso di inadeguatezza, desiderio di rivalsa successivo a quanto avvenuto, sono tutti sintomi che in quell’occasione si è bloccata energia, pronta a ripresentarsi in un momento futuro sottoforma di sofferenza, reazione automatica e appunto autogiudizio svalutante.

“Non sono stato capace di reagire…di difendere la mia posizione…di farmi capire bene…sono incapace… sono sempre sbagliato… non ci riesco… quello che faccio non basta mai…sono troppo timido…sono troppo irascibile…sono troppo nervoso… sono troppo ansioso… non ho carisma…avrei dovuto reagire diversamente… sono sbagliato, ha ragione X non ce la farò mai a raggiungere i miei obiettivi… ecc.ecc.”

Quando l’etichetta svalidante, che proviene da una voce esterna alla quale si dà autorità e veridicità, si attacca alla persona vittima di questa definizione negativa, molto spesso le inibisce la possibilità di pianificare e sostenere i propri progetti di vita.

Si prospetta una modalità auto sabotante o per contro un’eccessiva pianificazione destinata però a non trovare una realizzazione univoca.

Decine di progetti ideati o anche iniziati, ma mai portati a termine, diventano purtroppo, prove della propria incapacità, a conferma dei giudizi ricevuti in altri tempi e contesti.

A questo proposito devo aggiungere che mi è capitato molto spesso, nel mio lavoro, di incontrare persone aperte e comprensive verso gli altri, ma, nello stesso contesto di vita, capaci di mostrarsi insofferenti e giudicanti rispetto alla propria modalità di azione o interazione.

Aver subìto giudizi negativi e non aver compreso il contesto in cui sono avvenuti, le motivazioni e gli intenti con i quali venivano pronunciati, condiziona e indebolisce la percezione del proprio valore e delle potenzialità a disposizione per l’auto affermazione.

Il condizionamento che ne deriva, come dicevo, interviene pesantemente nella vita di tutti i giorni, sotto diverse forme, che vanno dall’incapacità di fare una scelta anche di piccola importanza, fino al mettersi dei limiti inesistenti ma basati su insicurezze acquisite in seguito a giudizi lapidari ricevuti.

” Non sei adatto a questo o quel ruolo… non hai le capacità…sei uguale a tuo nonno che non ha mai realizzato niente nella vita… non potrai mai fare il musicista, non sei portato…”

Logosintesi® rappresenta un approccio di eccellenza per risolvere queste tematiche e tutte quelle correlate a questo campo di azione, con occhio attento agli effetti che sorgono durante le sessioni.

Per spiegarmi meglio: potrebbe accadere che, una volta liberata energia dal vissuto nel quale si è stati duramente criticati, spesso aggravato dalla reiterazione dell’esperienza, potrebbe insorgere un forte giudizio verso chi ha detto o fatto tutto ciò che ha ferito.

Logosintesi® non è mai uno “strumento” demolitivo, anzi, al contrario, anche in questi casi, offre un approccio di consapevolezza diverso e non persecutorio dei personaggi coinvolti nell’esperienza.

Comprendendo da chi e da quale vissuto personale ed educazionale proveniva la critica, con quale intento veniva esternata, risulta più semplice osservare con occhio neutro, e a propria volta non accusatorio, la dinamica di quanto è accaduto.

Questo anche per non bloccare di nuovo energia in giudizi parziali, che risentono del dolore subìto.

Logosintesi®, per utilizzare una metafora utilizzata dallo stesso Dott. Willem Lammers, suo creatore, è paragonabile all’utilizzo del raggio laser.

Questo strumento infatti ha la caratteristica di poter essere orientato su di un’area piccolissima (tematica specifica) e mentre taglia, brucia e cauterizza in contemporanea la ferita (l’energia bloccata oggetto delle frasi viene riportata in flusso) senza alcun danno ai tessuti vicini (senza interferire con altre tematiche della persona).

Non si parte con l’intento di perdonare, quanto quello di comprendere.

Grazie all’utilizzo delle frasi di Logosintesi®, opportunamente preparate e somministrate dal Consulente Evolutivo Essenziale, l’energia, bloccata in giudizi, ricordi sensoriali, convinzioni e fantasie, ritrova il suo stato di flusso, consentendo così di recuperare tutte le sue potenzialità realizzative.

Giunti a questo punto, la persona torna il capitano della propria vita ed è in grado di comprendere anche dove vuole orientarla e condurla, senza portare con sé i giudizi svalidanti del passato ricevuti e poi autosomministrati.

Anche la percezione del proprio valore, oltre a quella delle proprie capacità, si libera dei giudizi ricevuti nel passato.

La persona che ha sciolto e liberato energia freezata in questa tematica, si apre a nuove esperienze, nelle quali le è possibile riconoscere se la critica che riceve è oggettiva ed espressa con l’intenzione di rappresentare un feedback costruttivo, o il suo intento è solamente demolitivo.

Così si è in grado di prendersi cura della propria vita.

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