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Non vivono, esistono appena

Questa frase è stata pronunciata da una mia cliente, si riferiva a persone a lei vicine, che continuano a vivere nel giudizio e nella critica.
Nel contesto nel quale è stata pronunciata, è arrivata come una fucilata, che ha centrato con rara sintesi e precisione una predisposizione caratteriale abbastanza comune...

Esistere e non vivere … vale a dire che queste persone, perse nel sorvegliare e giudicare gli altri, vivono la loro vita in modo inconsapevole, dimenticando se stessi e la propria evoluzione.

In effetti è piuttosto frequente trovare chi, per apparire migliore, usa le parole come armi di offesa nei confronti degli altri. Forse pensa che, criticando tutto il resto del mondo, lui o lei emergerà come un fiore nel deserto. Unico e perfetto.
La convinzione che sta alla base di questo comportamento è di essere superiori ed illuminati, di aver compreso le leggi della vita e di saperle maneggiare con abilità.

In alcuni casi giudicano per impartire una lezione di vita, perché gli altri possano progredire ed imparare..un vero delirio di protagonismo onnipotente.
Le scelte di vita di questi soggetti ipercritici vengono presentate come vincenti rispetto a quelle degli altri.

Ma guardiamo a testi antichi:
“Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato” (Luca 6,37).
“Chi sei tu che ti fai giudice del tuo prossimo?” (Giacomo 4,12)
“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?” (Luca 6,41).
“Posso servirmi degli errori degli altri per rassicurarmi delle mie qualità. Le ragioni per giudicare il mio prossimo lusingano il mio amor proprio.” ( Luca 18,9-14).

E molto più recentemente…
“Non giudicare il tuo vicino finché non avrai camminato per due lune nelle sue scarpe.”
(Proverbio dei Nativi Americani
“La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione.”
(Carl Rogers).
“La cosa più difficile, a tratti impossibile, è quella di conoscere se stessi, perciò facciamo quella più facile: giudicare gli altri.”
(Anonimo)

Questa breve panoramica mostra quanto giudicare sia abitudine frequente tra gli uomini.
Giudicare gli errori degli altri, o ciò che appare tale, diventa una strategia per non affrontare i propri problemi. Cercare gli sbagli altrui non significa che il proprio valore sia maggiore, anzi, dietro ad un giudizio particolarmente lapidario si nasconde insicurezza e timore di essere a propria volta giudicato.

Tenere accesa attenzione e giudizio verso gli altri anziché affrontare le proprie tematiche rende la vita greve . Appunto: Non vivono … esistono appena. La critica, o peggio la delazione, è un’arma a doppio taglio e chi la usa ne resta sporcato, riconosciuto come soggetto pericoloso in società, ottenendo esattamente il contrario di ciò che voleva.

E’ vero però che molto spesso queste persone sono state vittime dello stesso trattamento o hanno vissuto in un ambiente chiuso, puritano, rigido e criticante. Un luogo in cui per essere considerati e apprezzati era indispensabile annientare gli altri con giudizi negativi.
Andiamo a ricercare le strutture di pensiero rigide e fuorvianti che stanno alla base di questo comportamento.

La presunzione di essere migliori. La necessità di emergere a danno degli altri.

Una competitività esacerbata ed eccessiva.Tutto questo però procura isolamento, impedisce di evolvere , mantiene prigionieri questi soggetti ipercritici, chiusi nella loro gabbia di supponenza.

Questa situazione si presta ad un buon intervento di Logosintesi.
Il primo approccio, secondo me, consiste nell’esaminare le convinzioni e/o le fantasie da cui ha origine questo atteggiamento nella persona giudicante.
Una volta identificate queste strutture nello spazio personale o in esperienze vissute dalla persona, vengono sottoposte in modo preciso e attento alle frasi di Logosintesi. Questo permette all’individuo di percepire un cambiamento energetico importante, strettamente legato a queste convinzioni, qualsiasi aspetto e collocazione spazio-temporale abbiano.

Gli consente di sgretolarle, scongelando energia che lo libera, lo fortifica e lo radica.
La persona può riportare l’attenzione sulle proprie sfide di vita, dandosi obiettivi personali senza ricalibrarsi sugli altri,vivere la propria esistenza in modo produttivo, cercando di migliorare se stesso senza disperdersi in sterili critiche fuori di sé.
Logosintesi è contemporaneamente un metodo ed una disciplina. Uno strumento estremamente efficace per la propria crescita personale e spirituale.

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